martedì 11 dicembre 2012

LA MOTIVAZIONE DI UNA SENTENZA

Ritorno ancora sull’esclusione di Padova da Brave Deams. Per la cronaca e tutto quanto è stato detto, leggete i post precedenti. Ieri è stato reso pubblico il contenuto della lettera ufficiale di esclusione che accusa il Dott. Avruscio di aver pubblicato “risultati sui media nonché la comunicazione dei risultati in eventi culturali e congressuali” trasgredendo alle regole del protocollo. Incriminato è espressamente l’articolo uscito il 21/11 scorso sul Corriere del Veneto. Ebbene, tutti potete vedere come questo non sia vero. Non si può del resto comunicare un risultato di qualcosa che non è ancora partito. Quindi la “ratio” che ha portato a questa sentenza è inesistente fin dalla sua enunciazione. Il disposto del protocollo è corretto, sarebbe un danno non concordare i modi e i tempi con cui comunicare alla stampa i risultati di uno studio così complesso e importante. Ma qui non esiste questo pericolo che, quindi, non può aver generato alcun danno. Allora dove cercare la motivazione di tutto questo? Ribadisco che non voglio vestirmi da accusatore soprattutto per non colpire lo studio nella sua interezza, non voglio cadere nella tentazione di scatenare una battaglia che non farebbe altro che distruggerci dal nostro interno. Anche il Dott. Avruscio non credo voglia questo, e ne avrebbe ben diritto, dicendo che “con Padova e senza Padova lo studio Brave Dreams deve andare avanti” e questa affermazione va a suo onore. Però alcune realtà di fatto che possono portarvi a qualche riflessione consentiteci di esporle: Padova era pronta per partire, tutto era a posto, a livello regionale, locale e di protocollo. Il centro della nostra città aveva la rarità di avere come responsabile un medico vascolare, non un neurologo. La politica sosteneva, e sostiene, questa ricerca. Non era coinvolto l’ambiente universitario operando Avruscio all’interno della Usl 16. La Neurologia dell’Università di Padova è sempre stata manifestamente ostile alla teoria del Prof. Zamboni. A voi le conseguenti risposte. Ma la domanda più importante e più semplice la faccio adesso: visto tutto quanto è stato detto da entrambe le parti, quale è la motivazione di questa sentenza? I malati Veneti avranno diritto di conoscerla? Tutti i volontari che tanto hanno fatto per sostenere questa realtà a Padova si meriteranno una risposta? Le amministrazioni pubbliche che hanno operato per arrivare giuridicamente e organizzativamente al via saranno rese edotte? Restiamo in fiduciosa attesa.

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